Ingenium: Il Web Magazine di Engineering

Il secondo numero di Ingenium è dedicato all’Open Source,
un fenomeno ancora oggi sinonimo
di libertà del software e sviluppo collaborativo.

Italian Open Source: le testimonianze di Giacomo Cosenza, Roberto Galoppini e Stefano Maffulli

Nella comunità internazionale Open Source una pattuglia di italiani si è particolarmente distinta e ha lasciato una traccia importante. Abbiamo chiesto ad alcuni di loro una breve testimonianza che possa fare luce su quali sono i valori che emergono dall’Open Source.


LE RADICI BEN SALDE A TERRA… NON CI FANNO DIMENTICARE CHI SIAMO E COSA FACCIAMO
Testimonianza di Giacomo Cosenza

Nella mia lunga carriera raramente ho utilizzato software privo di sorgenti, forse perché ho esordito su una gloriosa LISP-Machine che disponeva dei sorgenti anche per il sistema operativo. Imparavo dai migliori programmatori del mondo ispirandomi al loro codice, come un apprendista a bottega da Raffaello. Eppure Il mercato ICT italiano si ostina a considerare i programmatori come muratori del bit sostituibili l'uno con l'altro. Nulla di più falso e distruttivo di valore. Dovendo gestire un'azienda, per 15 anni ho smesso di programmare. Da quando ho ricominciato, pubblicando anche numerosi tutorial di Clojure e ClojureScript su github, il cuore pulsante dell'Open Source, ho ritrovato la motivazione e la creatività dei tempi migliori.
Senza Open Source non esisterebbero Google, Facebook, Twitter e neppure il fenomeno globale delle start-up. I mattoni necessari a creare innovazione attraverso la loro combinazione sono Open Source e da qualche tempo si possono sfruttare anche nel mercato più antico del mondo: l'agricoltura. Mi ci sto cimentando. Come tutti sono anch'io debitore dell'Open Source.

Giacomo (Mimmo) Cosenza, fondatore di Sinapsi srl e SmartRM Inc e pionere dell'Open Source, sempre alla ricerca di innovazione, oggi si occupa di software applicato all’idrocoltura in ambiti urbani.


INNOVATION BY DESIGN
Testimonianza di Roberto Galoppini

Il 2013 è stato considerato l’anno di Bitcoin, la nuova cripto-moneta. Bitcoin è un protocollo di comunicazione peer-to-peer che offre un sistema sicuro e decentralizzato per il trasferimento di diritti di proprietà. Ogni blocco della catena delle transazioni viene certificato dai nodi della rete, che per tale attività vengono retribuiti. Questa attività, nota come “mining”, è finanziata dalla produzione, limitata e controllata, di nuovi Bitcoin. Per eludere la sicurezza del sistema occorre invalidare le regole applicate a ogni transazione, per cui è necessario ottenere il controllo di oltre il 50% dei nodi della rete. Investire in Bitcoin non è esente da rischi. Nel dicembre 2013 la Cina ha bandito i bitcoin, il 28 Febbraio 2014 il principale exchange (Mt Gox) ha dichiarato bancarotta, e più recentement il governo federale statunitense ha espresso la volontà di regolamentare fiscalmente la cripto-moneta. Ogni volta il mercato ha reagito negativamente, per poi riprendersi, ma è senz’altro prematuro esprimere un parere sul futuro di questo mezzo di pagamento. Ma è opportuno porsi una domanda: perché innovazione e Open Source sono indiscindibili in Bitcoin?
I protocolli alla base di internet, e Bitcoin non fa eccezione, si basano sul “rough consensus and running code”, ovvero su pubblica discussione e realizzazione. Se Bitcoin fosse stato un protocollo privato sarebbe stato impossibile verificarne collettivamente l’efficacia e non si sarebbe sviluppato un ecosistema che ad oggi ha già visto 100 milioni di dollari di investimento da parte dei Venture Capital, e ha già saputo fronteggiare problemi nel software grazie alla mobilitazione tempestiva della comunità degli sviluppatori. Il progetto Bitcoin è infatti sviluppato su Github e distribuito e discusso su SourceForge.
Ma se la cripto-moneta è la prima applicazione pratica del protocollo, non necessariamente è quella con il più grande potenziale d’innovazione. Oggi si progettano applicazioni che intendono estendere il principio di funzionamento di questo protocollo per il trasferimento dei diritti di proprietà su altri beni, come la gestione di strumenti derivati quali i ‘Contratti per Differenza’. Si stanno ideando anche evoluzioni che consentiranno la realizzazione di “aziende virtuali” in cui ogni stakeholder parteciperà attraverso l’acquisto di “azioni” o ricevendole in cambio del proprio contributo, ottenendo così le regole di business dell’organizzazione ‘cablate’ nel codice. E’ il modello cooperativo alla base della comunità Bitcoin, e più in generale delle comunità Open Source, che trasforma il modo stesso in cui l’impresa nasce ed evolve. Bitcoin potrà essere  la piattaforma su cui imprese, clienti ed utenti troveranno un nuovo modo di scambiare valore, prodotti e servizi.

Roberto Galoppini, Senior Director of Business Development di SourceForge, ha oltre 20 anni di esperienza nel settore IT e negli ultimi 10 anni ha supportato organizzazioni e imprese nella progettazione e implementazione delle proprie strategie Open Source. Partecipa attivamente a diversi progetti e organizzazioni Open Source e siede nel board di alcune realtà internazionali.


LA COLLABORAZIONE SU TEMI IMPORTANTI COME IL CLOUD CONSENTE CRESCITE RAPIDE E SIGNIFICATIVE
Testimonianza di Stefano Maffulli

Con il contributo di quasi 2.000 sviluppatori in meno di quattro anni, oltre 400 sviluppatori attivi al mese, impiegati da oltre 80 aziende, OpenStack ha bruciato tutti i record di crescita per un progetto di sviluppo software collaborativo. Una comunità di sviluppatori così vasta in così poco tempo non si era mai vista. Insieme allo sviluppo del software è cresciuta anche la consapevolezza per OpenStack come una piattaforma solida su cui costruire nuovi prodotti per migliorare l'automazione nei data center. Iniziato come un progetto per gestire l'infrastruttura IT come servizio (Infrastructure as a Service), automatizzando la creazione di macchine virtuali, storage e network su un intero data center, OpenStack sta evolvendo rapidamente verso un framework per gestire l'automazione a tutti i livelli. Dal deployment del servizio di automazione stesso (OpenStack che installa OpenStack, TripleO), a Hadoop su richiesta, a database relazionali (e non) come servizio e molto altro.
Fra gli altri, i contributi italiani a OpenStack sono notevoli, considerata la dimensione del comparto IT nazionale. Il gruppo italiano di utenti OpenStack è particolarmente  attivo e la compagine di compatrioti ben visibile agli OpenStack Summit nel mondo. I prossimi si svolgeranno ad Atlanta e a Parigi.

Stefano Maffulli, Community Manager di OpenStack Foundation, la principale iniziativa Open Source nel cloud computing, è da sempre un sostenitore del software libero/Open Source. Nel passato, fra le diverse attività, è stato Community Manager di Funambol e rappresentante italiano di Free Software Foundation Europe.