AI Visibility

Biz & Tech Connections: il nuovo scenario per brand e consumatori.

 

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Davide Cremonesi Design Director di EngX

L’Intelligenza Artificiale Generativa sta ridefinendo il modo in cui le persone cercano informazioni, confrontano alternative e scelgono prodotti, servizi e brand. In questo scenario, per le aziende essere visibili non significa più soltanto presidiare i risultati e il posizionamento nei motori di ricerca tradizionali, ma anche essere riconosciute e citate dai sistemi di AI che sempre più spesso accompagnano gli utenti nelle loro decisioni.

Per questo stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante l’AI Visibility e la Generative Engine Optimization (GEO): strategie che aiutano brand e organizzazioni a rendere contenuti, prodotti e competenze più accessibili, comprensibili e rilevanti per il proprio target, sia sui motori di ricerca sia sulle piattaforme di AI generativa.

Ne parliamo con Davide Cremonesi, Design Director di EngX, e Alberto Torresan, Senior Client Manager Fashion, Retail & GDO di Engineering, per approfondire come stanno evolvendo questi approcci, quali nuove esigenze emergono per i brand e quali opportunità si aprono nel nuovo ecosistema della ricerca alimentata dall’Intelligenza Artificiale.

#1
LE AZIENDE OGGI DEVONO ESSERE VISIBILI LUNGO PERCORSI DI RICERCA FRAMMENTATI, CHE SPAZIANO DAI MOTORI TRADIZIONALI ALLE PIATTAFORME DI AI GENERATIVA. QUALI NUOVE ESIGENZE STANNO EMERGENDO PER I BRAND E COME SI INTEGRANO SEO E GEO PER RISPONDERE A QUESTE SFIDE?

 


BIZ

Davide Cremonesi

Se nella SEO classica la sfida era scalare la SERP, intercettando le parole chiave giuste per conquistare click e generare visite al proprio sito, con la GEO il paradigma si ribalta, perché diventano cruciali le risposte.

I consumatori non cercano più soltanto una lista di siti da visitare, ma interrogano gli LLM per ottenere risposte o analisi comparative. Di conseguenza, il brand deve diventare una fonte autorevole che l’AI sceglie per costruire quella risposta.

Per le aziende questo shift si traduce in tre cambiamenti profondi.

Il primo è passare dalle keyword al contesto: mappare e presidiare ecosistemi informativi complessi, ripensando la propria presenza digitale per rispondere a domande più articolate e intercettando i bisogni degli utenti lungo tutto il percorso di discovery e valutazione.

Il secondo è il passaggio dalla visibilità all’autorevolezza: nella SEO tradizionale c’era spazio per molti nei primi risultati di ricerca; nella GEO l’Intelligenza Artificiale seleziona, sintetizza e restituisce le fonti che riconosce come autorevoli e affidabili. È quindi cruciale lavorare sull’authority del brand e sulla reputazione digitale.

Infine, occorre passare dalle metriche di traffico all’integrazione tra contenuto ed experience: la GEO comporta un profondo ripensamento del modo in cui l’azienda produce valore e lo racconta. Questo richiede un’attenzione particolare alla content strategy, affinché i contenuti siano nativamente comprensibili e citabili dai Large Language Models.

TECH

Alberto Torresan

Dal punto di vista dei brand, la sfida oggi è mantenere rilevanza e riconoscibilità. I consumatori scoprono prodotti e servizi attraverso percorsi diversi tra loro, spaziando dai motori di ricerca ai marketplace, dai social media alle piattaforme di AI. Sempre più utenti, infatti, utilizzano strumenti di AI generativa per informarsi, confrontare prodotti, cercare ispirazione o ricevere consigli d’acquisto.

Nel Fashion & Retail, ad esempio, questo implica che, quando un cliente chiede a un assistente AI quale sia il miglior brand per una determinata esigenza, quali marchi siano più sostenibili o dove trovare un prodotto specifico, il brand debba essere adeguatamente rappresentato nelle informazioni su cui l’Intelligenza Artificiale costruisce le proprie risposte.

Questo implica, in primo luogo, riuscire a gestire e valorizzare in modo coerente il patrimonio informativo del proprio brand. Poi, essere in grado di produrre, aggiornare e distribuire i contenuti in tempi rapidi, senza comprometterne qualità e coerenza. A questo si aggiunge la necessità di differenziarsi in mercati molto competitivi, facendo emergere ciò che rende unica la propria offerta.

Tutto questo oggi converge in una strategia integrata di SEO e GEO, per rafforzare il proprio posizionamento indipendentemente dal punto di accesso alle informazioni utilizzato dal consumatore.

#2

MA COME SI COSTRUISCE CONCRETAMENTE L’AI VISIBILITY?


BIZ

Davide Cremonesi

Costruire una strategia di AI Visibility efficace significa smettere di pensare al posizionamento come a una tattica isolata e iniziare a trattarlo come un vero e proprio progetto di business.

Bisogna fare in modo che i Large Language Models abbiano una rappresentazione chiara del brand, del settore in cui opera, di ciò che fa e di ciò che lo differenzia dai competitor.

Più concretamente, una strategia di AI Visibility efficace poggia su due pilastri fondamentali.

Il primo è l’architettura e la semantica dei contenuti: l’AI non legge i siti come le persone, ma interpreta relazioni, dati strutturati e menzioni cross-channel. Serve quindi riorganizzare il patrimonio informativo affinché sia comprensibile per i modelli generativi, potenziando la presenza del brand anche su quelle fonti terze, testate di settore, piattaforme e database specializzati, che contribuiscono a determinarne l’autorevolezza.

Il secondo riguarda l’experience e il ripensamento del customer journey: oggi l’esperienza utente inizia molto prima, all’interno della risposta o della conversazione con l’AI, ancora prima che l’utente raggiunga il sito web e, potenzialmente, anche senza arrivarci mai.

TECH

Alberto Torresan

Il punto di partenza è capire come il brand viene percepito oggi dai principali motori generativi, quali informazioni vengono restituite, quali prodotti o servizi vengono citati, quali competitor emergono e quali eventuali errori, lacune o incoerenze sono presenti nelle risposte.

Questo significa costruire un vero e proprio benchmark di visibilità, basato sulle domande che clienti e prospect potrebbero rivolgere a un assistente AI. Nel Fashion & Retail non si tratta soltanto di chiedere “quali sono i principali brand di una categoria”, ma anche di simulare esigenze concrete: quale prodotto scegliere in base al proprio stile, budget o occasione d’uso, quali marchi offrono determinate caratteristiche, dove acquistare un articolo, quali alternative esistono o quali brand sono più adatti a specifici profili di consumatore.

Successivamente, bisogna lavorare sull’ecosistema informativo aziendale: contenuti, schede prodotto, knowledge base, dati strutturati, storytelling, informazioni sui punti vendita, sostenibilità, servizi e customer experience. Tutti questi elementi contribuiscono ad alimentare il patrimonio di conoscenze a cui l’AI può attingere per formulare le proprie risposte. L’obiettivo è fare in modo che queste informazioni siano complete, aggiornate e coerenti nei diversi touchpoint, dal sito proprietario ai marketplace, dai social alle piattaforme e ai portali di settore.

Infine, è necessario misurare con continuità i risultati: presenza del brand nelle risposte, frequenza con cui viene raccomandato, posizione rispetto ai competitor, correttezza delle informazioni, prodotti citati, fonti utilizzate e traffico o conversioni riconducibili ai percorsi generati dall’AI. L’AI Visibility non è quindi un’attività una tantum, ma un processo di ascolto, ottimizzazione e monitoraggio continuo.

#3

PERCHÉ INVESTIRE OGGI IN AI VISIBILITY PUÒ FARE LA DIFFERENZA PER IL BUSINESS?


BIZ

Davide Cremonesi

Il punto non è semplicemente essere citati dall’AI, ma diventare una fonte riconosciuta e autorevole all’interno dei nuovi ecosistemi informativi.

Nei prossimi anni una parte crescente dei percorsi di scoperta e valutazione passerà attraverso piattaforme di AI generativa e agenti intelligenti. Per questo l’AI Visibility non rappresenta solo una nuova disciplina del marketing digitale, ma un investimento strategico nella capacità del brand di mantenere rilevanza, autorevolezza e influenza in un contesto in rapida evoluzione.

Distinguersi non significa più parlare “a voce più alta”, bensì intercettare gli intent dei propri utenti e offrire all’AI la risposta più solida, chiara e autorevole da restituire a chi la interroga.

TECH

Alberto Torresan

La GEO diventa realmente un vantaggio competitivo quando è collegata agli obiettivi di business. Una maggiore visibilità nei sistemi di AI può tradursi in un incremento della considerazione del brand, in una maggiore capacità di influenzare le scelte dei consumatori e, di conseguenza, in un impatto concreto su traffico qualificato, conversioni e vendite.

Nel settore Fashion & Retail vediamo già molte aziende interrogarsi su come presidiare questo nuovo “terreno di gioco”. Chi inizia oggi a investire in AI Visibility ha l’opportunità di rafforzare il proprio posizionamento e costruire un vantaggio competitivo in una fase ancora iniziale del mercato. Il valore non si misura però soltanto contando quante volte viene citato il nome del brand. È importante capire in quale contesto viene menzionato, con quali prodotti viene associato, quali caratteristiche gli vengono riconosciute e quanto spesso viene effettivamente raccomandato rispetto ai competitor. Un brand può essere molto noto, ma non essere considerato la scelta più adatta per una determinata esigenza.

Investire ora significa quindi costruire competenze, dati e capacità operative prima che questi spazi diventino affollati e che i principali competitor abbiano consolidato la propria presenza. Il vantaggio non sarà necessariamente di chi produce più contenuti, ma di chi riesce a rendere più chiara, coerente e utile la propria proposta, collegandola a esigenze reali e a risultati misurabili.

#4

COME EVOLVERÀ IL RAPPORTO TRA BRAND E AI ATTRAVERSO I CANALI DIGITALI?


BIZ

Davide Cremonesi

Assisteremo a una forte accelerazione tecnologica, con strumenti e interfacce destinati a cambiare rapidamente, soprattutto sotto la spinta dell’AI. Quello che non cambierà, però, sarà la necessità per le aziende di costruire una conoscenza profonda del proprio mercato e dei propri clienti.

Per questo motivo, la sfida non è prepararsi a uno specifico strumento o inseguire ogni innovazione. È sviluppare un patrimonio informativo, contenutistico e relazionale solido e capace di adattarsi a qualsiasi evoluzione tecnologica futura.

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Alberto Torresan

Credo che vedremo una relazione ancora più diretta tra brand e consumatori, con le aziende sempre meno concentrate sulla semplice promozione dei prodotti e sempre più orientate, invece, a costruire relazioni di valore con le persone.

Cosa significa concretamente? Che emergeranno le realtà capaci di offrire esperienze distintive, creare fiducia e mantenere una promessa di brand coerente nel tempo.

Le persone continueranno a scegliere un marchio piuttosto che un altro non solo sulla base di ciò che vende, ma anche della qualità dell’esperienza che offre, della credibilità che trasmette e della capacità di interpretare i loro reali bisogni. L’AI sta accelerando questa evoluzione, ma al centro resteranno le persone e la relazione che il brand riesce a costruire con loro.

 
 

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Alberto Torresan Senior Client Manager Fashion, Retail & GDO di Engineering