Orchestrazione della Digital Experience con Contentsquare
Biz & Tech Connections: come liberare il pieno potenziale dell’integrazione tra data analytics e design digitale.
In futuro le organizzazioni dovranno comprendere come utenti umani e agenti AI operano all’interno degli ecosistemi digitali, misurando comportamenti, decisioni e interazioni di entrambi.
Oggi la digital experience non riguarda più solo la raccolta dei dati: riguarda soprattutto la capacità di utilizzare gli insight per progettare customer journey migliori e migliorare quelle già esistenti. Con la crescente complessità degli ecosistemi digitali, le organizzazioni devono andare oltre la semplice misurazione e iniziare a orchestrare le esperienze digitali in modo significativo.
Allo stesso tempo, l’idea stessa di utente digitale sta evolvendo. Le interazioni online sono sempre più mediate da AI agents e assistenti intelligenti che agiscono per nostro conto, cambiando il modo in cui le esperienze vengono progettate, interpretate e misurate in mercati come il retail e i servizi pubblici digitali.
In questa intervista, RICHARD SMITH, RVP Partner Sales EMEA di Contentsquare, e DAVIDE CREMONESI, Design Director di EngX, parte di Engineering, discutono come liberare il pieno potenziale dell’integrazione tra data analytics e design digitale.
La conversazione esplora il cambiamento di paradigma che porta dal fare affidamento su best practice generiche alla progettazione di esperienze basate su evidenze comportamentali, e come la sinergia tra la behavioral intelligence di Contentsquare e le capacità di experience orchestration di EngX consenta alle organizzazioni di trasformare analytics complessi in azioni concrete.
BIZ
Davide Cremonesi
Questa è la vera sfida. Oggi le aziende dispongono di enormi quantità di dati, ma spesso faticano a trasformarli in insight realmente utili. Per fare la differenza non basta osservare passivamente dashboard e metriche: è necessario passare a una gestione attiva dell’esperienza digitale.
È qui che Engineering porta un contributo distintivo. Non ci limitiamo a progettare singoli touchpoint digitali, ma lavoriamo sulla gestione e sull’evoluzione dell’intero ecosistema digitale. Per farlo in modo efficace è necessario cambiare approccio: passare da un design guidato dalle best practice a un design fondato su evidenze comportamentali.
In questo contesto abbiamo scelto Contentsquare. La piattaforma di Experience Analytics consente di analizzare in profondità il comportamento degli utenti, individuando frizioni, intenzioni di navigazione e pattern ricorrenti. In altre parole, funziona come un vero radar comportamentale: non si limita a segnalare cosa sta accadendo, ad esempio un calo nelle conversioni, ma aiuta a capire anche perché gli utenti incontrano difficoltà o frustrazione durante il percorso.
EngX, parte del Gruppo Eng, prende queste evidenze e le trasforma in azione. Che si tratti di ripensare una customer journey, migliorare l’esperienza utente o ottimizzare il frontend di una piattaforma digitale, l’obiettivo è chiudere il ciclo tra analisi e intervento, trasformando gli insight in risultati concreti di business.
Per questo l’orchestrazione della digital experience non è una semplice buzzword. Significa mettere in relazione l’intelligenza comportamentale fornita da Contentsquare con le nostre competenze di design e ingegneria per progettare esperienze digitali capaci di adattarsi, migliorare le performance e generare valore reale per il business.
TECH
Richard Smith
Dal nostro punto di vista, l’orchestrazione parte dalla trasformazione dei dati comportamentali in informazioni realmente utilizzabili.
Le experience analytics permettono alle organizzazioni di andare oltre la semplice osservazione delle performance digitali e comprendere le reali intenzioni degli utenti.
Quando questa intelligenza si combina con la capacità di Engineering di progettare e implementare il cambiamento lungo l’intero ecosistema digitale, i dati diventano una leva per guidare le decisioni, e non soltanto uno strumento di reporting.
Il valore della partnership sta proprio nel colmare il divario tra insight ed execution. Contentsquare offre visibilità su frizione, esitazione e intenzione degli utenti, mentre EngX traduce questi insight in miglioramenti misurabili delle digital journey.
Si crea così un ciclo continuo di apprendimento: gli analytics guidano il design, il design migliora le performance e le performance generano nuovi insight.
L’experience orchestration significa anche permettere alle organizzazioni di agire più rapidamente e con maggiore sicurezza, allineando i risultati di business alle evidenze comportamentali reali.
BIZ
Davide Cremonesi
L’eccellenza globale rappresenta il benchmark, ma la realtà locale definisce il ritmo. In Italia la sfida principale è la frammentazione digitale: alte aspettative degli utenti convivono con organizzazioni la cui maturità digitale è ancora in evoluzione.
Non esiste un unico approccio. Non è possibile applicare semplicemente un playbook globale: deve essere interpretato in base alla velocità del settore, alle abitudini degli utenti, alle aspettative di esperienza e al livello di digitalizzazione.
Nel settore enterprise gli utenti affrontano ancora frustrazioni quotidiane: contenuti difficili da trovare, navigazione confusa ed esperienze digitali frammentate che riducono silenziosamente conversioni e ricavi. Utilizzando gli insight di Contentsquare, non ci limitiamo a correggere i problemi, ma ripensiamo i flussi digitali attorno alle reali intenzioni degli utenti.
Nel settore pubblico la sfida riguarda soprattutto la fiducia. I dati comportamentali aiutano a semplificare l’interazione, migliorare l’accessibilità digitale e trasformare processi complessi in servizi digitali più fluidi, rafforzando la fiducia nelle esperienze pubbliche.
Il nostro ruolo in EngX è combinare la tradizione italiana di creatività e design con solide evidenze comportamentali.
TECH
Richard Smith
La vera opportunità sta nel combinare standard globali di analytics con sfumature culturali locali. I brand italiani sono noti per la creatività e per una forte identità di marca, ma storicamente questa creatività non è sempre stata accompagnata da insight comportamentali.
Le experience analytics aiutano a colmare questo divario portando evidenze misurabili nelle decisioni creative.
Un altro elemento chiave è iniziare in modo graduale. Piuttosto che cercare di trasformare tutto contemporaneamente, le organizzazioni dovrebbero concentrarsi su user journey ad alto impatto, che permettono cicli di apprendimento rapidi.
Questi primi risultati creano slancio e permettono di estendere l’approccio all’interno dell’organizzazione.
Le agenzie e i partner tecnologici svolgono un ruolo fondamentale in questo processo.
Il loro valore non consiste solo nel produrre report o dashboard, ma nel tradurre i dati in risultati di business, collegando gli insight comportamentali alle decisioni strategiche e alla crescita misurabile.
BIZ
Davide Cremonesi
Dal punto di vista del design digitale e del business, l’emergere degli AI agents rappresenta un cambiamento fondamentale nel modo in cui pensiamo l’esperienza digitale. Non stiamo più progettando solo per modelli di navigazione umani, ma per ecosistemi digitali in cui le macchine interpretano e interagiscono con i servizi online per conto degli utenti.
Questo rafforza la necessità di progettare sulla base di evidenze comportamentali, e non di supposizioni. La behavioral intelligence diventa essenziale per comprendere come i percorsi digitali funzionano per diversi tipi di utenti, siano umani o guidati dall’intelligenza artificiale.
Il ruolo del design evolve: non si tratta più soltanto di progettare interfacce digitali, ma di orchestrare esperienze che siano chiare, accessibili e interpretabili sia dalle persone sia dai sistemi intelligenti.
Per le organizzazioni questo significa ripensare la digital experience come un sistema dinamico, in cui fiducia, chiarezza e usabilità diventano asset strategici, non solo per il coinvolgimento degli utenti, ma anche per il modo in cui gli agenti intelligenti valutano e navigano gli ambienti digitali.
TECH
Richard Smith
Le esperienze digitali del futuro saranno progettate sempre più per agenti AI che rappresentano gli utenti, non solo per le persone. Con la diffusione degli agentic browsers e degli assistenti intelligenti, i brand dovranno progettare esperienze che possano essere interpretate non solo dagli esseri umani ma anche dalle macchine che agiscono per loro conto.
Questo significa garantire chiarezza, fiducia e leggibilità per le macchine, affinché gli agenti possano interpretare correttamente le value proposition e navigare gli ambienti digitali, andando oltre la SEO tradizionale verso una logica post-SEO.
Pensiamo alla REO (Retrieval Engine Optimization), focalizzata sul rendere i contenuti recuperabili e comprensibili per gli agenti AI, e alla GEO (Generative Engine Optimization) per gli ambienti di intelligenza artificiale generativa.
Le experience analytics evolveranno di conseguenza. In futuro le organizzazioni dovranno comprendere come utenti umani e agenti AI operano all’interno degli ecosistemi digitali, misurando comportamenti, decisioni e interazioni di entrambi.
BIZ
Davide Cremonesi
Negli ultimi anni le aziende si sono concentrate quasi esclusivamente su metriche quantitative, ma contare i click non è più sufficiente. Il vero vantaggio competitivo sta nel comprendere il sentiment degli utenti, cioè se una customer journey genera fiducia o frustrazione.
L’AI sta diventando un acceleratore fondamentale. Permette alle organizzazioni di analizzare enormi volumi di dati comportamentali, identificare pattern complessi e passare da un’analisi reattiva a una logica sempre più predittiva, anticipando i problemi prima che abbiano un impatto sugli utenti.
In EngX stiamo lavorando con gli agenti AI per mappare siti complessi, identificare punti di frizione come navigazioni confuse, abbandoni nelle fasi chiave del percorso o problemi di accessibilità, e suggerire interventi di design, riducendo drasticamente il tempo dedicato alle attività di auditing manuale.
Questo cambiamento ci permette di concentrarci su ciò che conta davvero: ricavi, retention e relazioni di lungo periodo con clienti e cittadini. La nostra partnership mira a fornire non solo strumenti tecnologici, ma anche una roadmap strategica per costruire il futuro in modo più rapido e intelligente.
TECH
Richard Smith
I KPI stanno evolvendo da misure puramente quantitative verso indicatori qualitativi come soddisfazione, sforzo ed emozione. Le organizzazioni stanno iniziando a comprendere che la qualità dell’esperienza non può essere misurata solo con i numeri: richiede una comprensione più profonda di come gli utenti si sentono realmente durante le interazioni.
L’AI giocherà un ruolo importante prevedendo i punti di frizione e facendo emergere gli insight più rapidamente, permettendo ai team di concentrarsi meno sull’analisi manuale e più su attività creative e strategiche. L’obiettivo non è sostituire le persone, ma metterle nelle condizioni di operare a un livello più alto.
Il futuro riguarda la collaborazione tra esseri umani e AI: le macchine aiutano a scalare l’analisi e l’esecuzione, mentre gli esseri umani guidano creatività, capacità di giudizio e innovazione. Le partnership diventano moltiplicatori di crescita quando le agenzie integrano direttamente l’analisi dell’esperienza nei modelli di delivery, assicurando che gli insight si traducano in azioni concrete.
Allo stesso tempo, un design etico e accessibile resta essenziale, affinché i brand rimangano sicuri dal punto di vista della privacy e davvero centrati sull’utente.
Il ruolo del design evolve: non si tratta più soltanto di progettare interfacce digitali, ma di orchestrare esperienze che siano chiare, accessibili e interpretabili sia dalle persone sia dai sistemi intelligenti.
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